Come stanno cambiando l’amore, l’impegno e i bisogni dei giovani contemporanei
Si sente dire spesso che le relazioni sentimentali durano sempre meno, che i giovani non sappiano più impegnarsi e che app e social network abbiano trasformato l’amore in un prodotto da sostituire appena compaiono le prime difficoltà.
Questa interpretazione contiene una parte di verità, ma rischia di semplificare eccessivamente un fenomeno complesso.
Le relazioni contemporanee appaiono effettivamente più fluide: si formano, si interrompono e talvolta ricominciano con maggiore facilità. Sono inoltre meno vincolate dalle pressioni sociali, economiche e familiari che, nelle generazioni precedenti, contribuivano a mantenere insieme una coppia anche quando la relazione era insoddisfacente.
Questo non significa necessariamente che i giovani credano meno nell’amore. Può significare, piuttosto, che gli attribuiscono un significato diverso: non soltanto stabilità e costruzione familiare, ma anche riconoscimento emotivo, autenticità, parità, libertà personale e possibilità di crescere insieme.
Le relazioni durano davvero meno? Che cosa dicono i dati
Non è semplice misurare la durata delle relazioni sentimentali.
Le statistiche ufficiali registrano matrimoni, convivenze, separazioni e divorzi, ma non rilevano con precisione frequentazioni informali, relazioni adolescenziali, rapporti a distanza, relazioni non conviventi o legami che non vengono mai definiti ufficialmente.
I dati mostrano chiaramente che ci si sposa meno e più tardi. In Italia, nel 2024, l’età media al primo matrimonio è salita a 34,8 anni per gli uomini e 32,8 anni per le donne. Nel 2011 era rispettivamente di 32,6 e 30,1 anni. L’Istat collega questo rinvio alla permanenza prolungata nella famiglia di origine, alle difficoltà economiche e alla diffusione delle convivenze prematrimoniali.
Anche nel resto d’Europa il matrimonio ha perso centralità. Nell’Unione europea il tasso di matrimonio è passato da 5 matrimoni ogni mille abitanti nel 2007 a 4 nel 2023. L’età al primo matrimonio è aumentata in tutti i Paesi per i quali sono disponibili dati comparabili.
Questi numeri, tuttavia, non dimostrano che ogni relazione duri meno. Nello stesso periodo il tasso europeo di divorzio non è cresciuto continuamente: era di 1,8 divorzi ogni mille abitanti nel 2003 e di 1,6 nel 2023, dopo diverse oscillazioni. Anche nei Paesi OCSE i matrimoni sono diminuiti e vengono celebrati più tardi, mentre l’andamento dei divorzi è molto diverso da Paese a Paese.
La trasformazione più evidente non sembra quindi essere soltanto la riduzione della durata, ma la diversificazione dei percorsi sentimentali:
Ieri, più frequentementeOggi, più frequentementeFidanzamento, matrimonio e figli come tappe previstePercorsi meno lineari e più personalizzatiMatrimonio in giovane etàMatrimonio rinviato o non considerato indispensabileMaggiore pressione sociale a rimanere insiemeMaggiore legittimità della separazioneDipendenza economica tra i partnerRicerca di autonomia personale ed economicaRuoli di genere più rigidiRichiesta di maggiore paritàPoche occasioni per conoscere nuovi partnerPossibilità di incontrare molte persone, anche onlineStabilità considerata un valore in séStabilità legata anche alla qualità della relazioneParlare di “fine dell’amore” sarebbe quindi improprio. È più corretto parlare di un cambiamento del modo in cui le persone iniziano, definiscono, mantengono e terminano una relazione.
La giovane età adulta è una fase di esplorazione
Tra la fine dell’adolescenza e i primi anni dell’età adulta si costruiscono progressivamente l’identità, l’autonomia e il proprio progetto di vita.
In questa fase una relazione sentimentale non rappresenta soltanto un legame affettivo. Diventa anche un luogo nel quale comprendere:
che cosa si desidera;
quali limiti si vogliono stabilire;
quale tipo di intimità si riesce a tollerare;
quali valori si considerano irrinunciabili;
quanto spazio si vuole riservare allo studio, al lavoro e alle amicizie;
quale equilibrio si cerca tra vicinanza e indipendenza.
Gli studi longitudinali mostrano che tra i 18 e i 25 anni sono frequenti passaggi dentro e fuori dalle relazioni, periodi da single, riavvicinamenti e cambiamenti nella qualità dei legami. Questi percorsi non sono necessariamente segni di immaturità: possono fare parte del processo attraverso il quale una persona costruisce la propria identità relazionale.
La ricerca parla anche di relationship churning, espressione che indica le relazioni caratterizzate da ripetute separazioni e riconciliazioni. In alcuni campioni di giovani adulti, oltre quattro persone su dieci avevano sperimentato almeno una rottura seguita da un ritorno con lo stesso partner.
Questa instabilità non è sempre innocua. Le relazioni continuamente interrotte e ricominciate sono state associate, in diversi studi, a minore soddisfazione, minore fiducia nel futuro della coppia, livelli più bassi di impegno e maggiore conflittualità.
Una relazione può quindi durare poco perché le persone stanno esplorando i propri bisogni, ma può anche durare a intermittenza perché nessuno dei partner riesce a scegliere chiaramente se costruirla o concluderla.
I giovani non cercano necessariamente meno amore
Le ricerche sui valori sentimentali non descrivono una generazione completamente disinteressata all’intimità.
La maggior parte dei giovani continua ad attribuire importanza all’amore, alla fiducia, alla vicinanza e alla possibilità di costruire un rapporto significativo. Le relazioni positive durante l’adolescenza e la giovane età adulta sono associate a maggiore benessere, migliore adattamento e maggiore soddisfazione di vita. Al contrario, conflitto, rifiuto e instabilità possono aumentare il disagio emotivo.
Ciò che sembra essere cambiato è la disponibilità ad accettare una relazione soltanto perché stabile.
Per molti giovani una relazione deve essere anche:
emotivamente sicura;
rispettosa;
paritaria;
compatibile con il proprio progetto di vita;
capace di lasciare spazio all’individualità;
aperta al dialogo;
coerente con i propri valori;
libera da controllo, svalutazione e violenza.
In altre parole, la durata non è più considerata automaticamente una prova del valore di una coppia.
Una relazione lunga può essere sana e nutriente, ma può anche essere mantenuta dalla paura, dalla dipendenza economica, dal senso di colpa o dalla pressione sociale. Allo stesso modo, una relazione breve può rappresentare un fallimento doloroso, ma anche una scelta protettiva e consapevole.
Perché molte relazioni contemporanee finiscono prima?
1. Sono aumentate le aspettative nei confronti della coppia
In passato il partner era spesso soprattutto la persona con cui formare una famiglia, condividere risorse e ottenere riconoscimento sociale.
Oggi alla relazione viene chiesto molto di più. Il partner dovrebbe essere contemporaneamente:
amante;
migliore amico;
confidente;
sostegno emotivo;
compagno di progetti;
fonte di sicurezza;
persona capace di favorire la crescita individuale.
Queste aspettative possono rendere la relazione più ricca, ma anche più fragile. Quando una sola persona dovrebbe soddisfare quasi tutti i bisogni affettivi, sociali e identitari, le inevitabili delusioni possono essere interpretate come la prova che il rapporto sia sbagliato.
Il rischio è passare dall’idea irrealistica secondo cui “l’amore deve essere sopportazione” all’idea altrettanto irrealistica secondo cui “la persona giusta deve soddisfarmi sempre senza richiedere fatica”.
2. Si accetta meno una relazione insoddisfacente
Una maggiore possibilità di studiare, lavorare ed essere economicamente indipendenti consente oggi a molte persone, soprattutto alle donne, di non rimanere necessariamente in una relazione per bisogno materiale.
Questo cambiamento è importante e positivo. Una separazione non rappresenta sempre una mancanza di impegno: può essere il riconoscimento che il rapporto è diventato incompatibile, svalutante o pericoloso.
I giovani sembrano inoltre più attenti a temi come consenso, rispetto dei confini, responsabilità emotiva, gelosia, controllo digitale e violenza psicologica. Questa maggiore consapevolezza può condurre a interrompere prima relazioni che nelle generazioni precedenti sarebbero state tollerate più a lungo.
Non tutti i termini diffusi sui social vengono però utilizzati correttamente. Parole come “narcisista”, “tossico”, “manipolatore” o “red flag” possono aiutare a riconoscere alcuni comportamenti, ma rischiano anche di trasformare normali conflitti e imperfezioni in diagnosi affrettate.
3. Autonomia e relazione devono convivere
Uno dei bisogni più forti dei giovani contemporanei è poter mantenere la propria identità anche dentro una coppia.
La relazione desiderata non dovrebbe richiedere di rinunciare ad amicizie, interessi, studio, lavoro, orientamento, espressione di genere o progetti personali. Questo bisogno di autonomia non equivale necessariamente a individualismo.
Le relazioni sane hanno bisogno sia di vicinanza sia di separazione. L’intimità permette di sentirsi legati; l’autonomia permette di continuare a sentirsi persone intere.
La ricerca sull’attaccamento mostra che fiducia e soddisfazione tendono a diminuire quando prevalgono forte ansia di abbandono o evitamento dell’intimità. In uno studio su giovani universitari, gli stili di attaccamento ansioso ed evitante erano negativamente associati alla fiducia nel partner, mentre la possibilità di preservare l’individualità aveva un ruolo importante nelle convinzioni sulla relazione.
La difficoltà non consiste quindi nel desiderare autonomia, ma nel confonderla con l’assenza di responsabilità reciproca.
4. L’incertezza economica ritarda le scelte
La precarietà lavorativa, il costo delle abitazioni e la difficoltà di lasciare la famiglia di origine incidono sulla possibilità di convivere, sposarsi o avere figli.
Le persone possono desiderare una relazione stabile ma non sentirsi nelle condizioni di trasformarla in un progetto concreto.
Le ricerche mostrano che le condizioni socioeconomiche influenzano la formazione, la qualità e la possibile dissoluzione delle relazioni. Lo stress economico può aumentare i conflitti, ridurre il tempo condiviso e rendere più difficile pianificare il futuro.
Uno studio europeo pubblicato nel 2025 ha inoltre rilevato che la condizione lavorativa di entrambi i partner incide sulla probabilità che una coppia non convivente decida di andare a vivere insieme.
La mancanza di progettualità non dipende quindi sempre da paura dell’impegno. Talvolta manca una base materiale sufficientemente stabile sulla quale costruire.
5. Le app ampliano le possibilità, ma anche l’incertezza
Le app di incontri permettono di conoscere persone al di fuori della propria cerchia sociale e possono essere particolarmente utili per chi vive in contesti isolati, ha poco tempo o appartiene a minoranze che faticano a trovare spazi di socializzazione sicuri.
Le motivazioni per utilizzarle non sono esclusivamente sessuali. Una ricerca del 2024 ha individuato tra le principali ragioni la ricerca dell’amore, la socializzazione, la facilità di comunicazione, la distrazione e l’esplorazione sessuale.
L’abbondanza di profili può però produrre l’impressione che esista sempre una possibilità migliore a pochi gesti di distanza.
Il meccanismo dello scorrimento rapido favorisce decisioni basate su informazioni limitate e può trasformare la conoscenza dell’altro in un processo di selezione continua. Una ricerca del 2024 sugli adulti emergenti ha studiato proprio il rapporto tra attività di “swiping”, preferenze nella scelta del partner, soddisfazione sessuale e soddisfazione dei bisogni negli incontri ottenuti attraverso le app.
Non è corretto concludere che le app impediscano relazioni stabili. Molte coppie durature si conoscono online. Tuttavia, l’uso problematico delle piattaforme è diventato un tema di ricerca: una revisione sistematica del 2025 ha rilevato che il concetto di “dipendenza dalle app di incontri” è ancora discusso, ma che esistono forme compulsive associate a conseguenze emotive e relazionali negative.
6. È diventato più facile interrompere senza spiegare
La comunicazione digitale permette di essere costantemente raggiungibili, ma rende anche più semplice sottrarsi al confronto.
Il termine ghosting indica l’interruzione improvvisa di ogni comunicazione senza una spiegazione chiara. Può verificarsi dopo pochi messaggi, dopo alcuni appuntamenti o all’interno di relazioni più significative.
Una ricerca sulle esperienze emotive del ghosting ha rilevato che chi veniva abbandonato in questo modo riferiva soprattutto tristezza e sentimenti di ferita, mentre chi interrompeva il contatto descriveva più frequentemente sollievo e senso di colpa.
Il ghosting può essere una strategia di protezione necessaria quando sono presenti minacce, violenza o comportamenti persecutori. Negli altri casi, tuttavia, può riflettere difficoltà nel tollerare il disagio di una conversazione sincera.
Terminare una relazione in modo rispettoso è una competenza emotiva: richiede di assumersi la responsabilità della propria scelta senza umiliare l’altra persona e senza promettere ciò che non si è disposti a offrire.
7. Alcune relazioni rimangono volutamente indefinite
Molti giovani utilizzano espressioni come “ci frequentiamo”, “stiamo vedendo come va” o “non vogliamo etichette”.
Questa flessibilità può essere funzionale durante una fase iniziale di conoscenza. Diventa però problematica quando l’indeterminatezza protegge soltanto uno dei partner dalle responsabilità, mentre l’altro sviluppa aspettative e coinvolgimento.
Non definire subito una relazione non è necessariamente segno di immaturità. È però importante che esista una sufficiente chiarezza su alcuni aspetti:
esclusività o non esclusività;
aspettative reciproche;
disponibilità emotiva;
limiti;
desiderio o meno di costruire un futuro;
significato attribuito alla relazione.
L’ambiguità può essere tollerabile quando è condivisa. Diventa dolorosa quando una persona vive il rapporto come provvisorio e l’altra come l’inizio di una coppia stabile.
Bisogni affettivi dei giovani contemporanei
Le forme delle relazioni cambiano, ma alcuni bisogni psicologici fondamentali rimangono riconoscibili.
BisognoCome può manifestarsiSicurezza emotivaPotersi esprimere senza essere derisi, minacciati o svalutatiRiconoscimentoSentirsi ascoltati e considerati nella propria individualitàAutonomiaConservare interessi, amicizie, identità e progetti personaliReciprocitàNon essere l’unica persona a cercare, comprendere o riparareChiarezzaSapere che significato ha il rapporto per entrambiAppartenenzaSentirsi scelti e importanti per qualcunoAutenticitàNon dover interpretare continuamente un ruoloParitàCondividere decisioni, responsabilità e potereCrescitaSentire che la relazione sostiene, e non ostacola, lo sviluppo personaleDesiderioVivere vicinanza fisica e affettiva nel rispetto del consensoProgettualitàPoter immaginare un futuro compatibile, anche senza seguire modelli tradizionaliUno studio condotto su giovani adulti italiani ha evidenziato che intimità e conflitto si collegano ai sintomi depressivi anche attraverso la soddisfazione di coppia e la soddisfazione rispetto alla propria identità. Questo suggerisce che una relazione può incidere sul benessere non soltanto perché offre compagnia, ma anche perché influenza il modo in cui la persona percepisce sé stessa.
Lasciarsi più facilmente è sempre un problema?
No.
La fine di una relazione può rappresentare una scelta sana quando sono presenti:
violenza;
controllo;
umiliazioni;
paura;
infedeltà ripetute non affrontate;
incompatibilità profonde;
assenza di reciprocità;
dipendenze non riconosciute;
rifiuto costante del dialogo;
progetti di vita inconciliabili;
perdita duratura del desiderio di costruire insieme.
Rimanere in una relazione a ogni costo non è necessariamente indice di maturità.
Allo stesso tempo, interrompere ogni rapporto appena emerge una difficoltà può impedire di sviluppare capacità fondamentali come negoziare, comunicare, tollerare la frustrazione, riparare un errore e accettare che il partner non sia perfetto.
La differenza può essere riassunta così:
Relazione da proteggere e riparareRelazione da cui può essere necessario uscireEsistono conflitti ma anche ascoltoPrevalgono paura, controllo o svalutazioneEntrambi riconoscono i propri erroriLa responsabilità viene sempre attribuita all’altroI limiti vengono rispettatiI limiti vengono sistematicamente violatiC’è disponibilità al cambiamentoLe promesse non sono seguite da comportamentiRimangono affetto, fiducia e progettualitàPrevalgono disprezzo, indifferenza o minacciaLa relazione permette di essere sé stessiLa relazione richiede di annullarsiLa durata di una relazione non è quindi il criterio principale per valutarne la qualità.
Paura dell’impegno o paura di perdersi?
Alcune persone evitano relazioni stabili perché temono l’abbandono; altre perché temono di essere invase, controllate o private della propria libertà.
La paura dell’impegno può presentarsi attraverso:
attrazione soprattutto per persone non disponibili;
perdita improvvisa di interesse quando la relazione diventa più intima;
continua ricerca di difetti nel partner;
bisogno di mantenere sempre aperte altre possibilità;
rapporti intensi ma molto brevi;
difficoltà a parlare del futuro;
alternanza tra forte vicinanza e improvvisa distanza;
scelta ripetuta di relazioni ambigue.
Questi comportamenti non indicano automaticamente un disturbo psicologico. Possono però diventare schemi ripetitivi attraverso i quali la persona cerca di proteggersi dalla vulnerabilità.
Amare comporta sempre una quota di rischio: significa permettere a qualcuno di diventare importante senza poter controllare completamente il futuro.
Una relazione stabile non richiede di rinunciare a sé stessi. Richiede però di accettare che alcune decisioni vengano prese tenendo conto anche dell’altro.
Domande utili prima di terminare una relazione
Quando non sono presenti violenza o pericolo, può essere utile domandarsi:
Sto interrompendo perché il rapporto è realmente incompatibile o perché sto evitando una conversazione difficile?
Ho espresso chiaramente i miei bisogni?
Il partner ha compreso che cosa mi ferisce?
Abbiamo provato concretamente a modificare i comportamenti problematici?
Mi sento libero di essere me stesso o me stessa?
Esistono ancora rispetto, affetto e curiosità reciproca?
I conflitti vengono affrontati o soltanto rimandati?
Rimango per amore o principalmente per paura della solitudine?
Me ne vado per proteggermi o perché temo l’intimità?
La relazione che desidero è realisticamente possibile con questa persona?
Non tutte le relazioni devono essere salvate. Tutte, però, possono insegnare qualcosa sul proprio modo di amare.
Un messaggio per i genitori
Le relazioni adolescenziali vengono talvolta considerate passeggere o poco importanti. Per chi le vive, invece, possono essere esperienze emotivamente molto intense.
Dire «tanto sei giovane» oppure «ne troverai subito un altro» rischia di minimizzare un dolore reale.
Un genitore può essere più utile dicendo:
«Capisco che per te questa relazione fosse importante.»
«Che cosa ti manca maggiormente?»
«Che cosa hai imparato su ciò di cui hai bisogno?»
«C’è qualcosa che ti ha fatto sentire controllato, spaventato o svalutato?»
L’obiettivo non è risolvere la situazione al posto dell’adolescente, ma aiutarlo a distinguere amore, dipendenza, desiderio, idealizzazione e rispetto.
Una particolare attenzione è necessaria quando, dopo una separazione, compaiono isolamento, rifiuto della scuola, disturbi del sonno, comportamenti autolesivi, uso di sostanze, aggressività o pensieri suicidari. In questi casi è opportuno chiedere una valutazione professionale.
L’amore contemporaneo non è necessariamente più superficiale
Le relazioni dei giovani possono apparire più brevi perché sono meno vincolate a un unico modello e perché vengono vissute durante una fase della vita caratterizzata da cambiamenti rapidi.
Non tutte le separazioni derivano da superficialità. Alcune dipendono dalla maggiore libertà di scegliere; altre da aspettative irrealistiche, paura della vulnerabilità, precarietà, difficoltà comunicative o illusione che una possibilità migliore sia sempre disponibile.
Il vero problema non è che una relazione finisca. È non comprendere perché sia finita e ripetere continuamente lo stesso schema.
Una coppia non è sana perché dura a lungo, ma perché permette a entrambi i partner di sentirsi rispettati, liberi e coinvolti. La stabilità non nasce dall’assenza di alternative, bensì dalla scelta ripetuta di costruire qualcosa insieme.
I giovani contemporanei non sembrano avere meno bisogno di amore. Sembrano chiedere all’amore di essere più consapevole, più paritario e maggiormente compatibile con la propria identità.
Questa richiesta può rendere le relazioni più fragili, ma può anche renderle più autentiche.
Fonti principali
Istat, Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi – Anno 2024.
Eurostat, Demography of Europe – 2025 edition.
OECD, Society at a Glance 2024: Marriage and Divorce.
Gómez-López e colleghi, Well-Being and Romantic Relationships: A Systematic Review in Adolescence and Emerging Adulthood.
Rauer e colleghi, Romantic Relationship Patterns in Young Adulthood and Their Developmental Antecedents.
Halpern-Meekin e colleghi, studi sul relationship churning nella giovane età adulta.
Graziano e colleghi, Conflict and Intimacy in Emerging Adults’ Romantic Relationships.
Thomas e colleghi, Problematic Online Dating: Systematic Review, 2025.
