
Quando si parla di violenza all’interno di una relazione, si pensa soprattutto alle aggressioni fisiche, alle minacce o alle umiliazioni. Esiste però una forma di abuso meno visibile, che può limitare profondamente la libertà della persona: la violenza economica.
La violenza economica comprende comportamenti attraverso i quali il partner controlla il denaro, impedisce l’autonomia lavorativa, crea debiti o rende l’altra persona dipendente dalle proprie decisioni. Non riguarda una normale gestione condivisa delle spese, ma una dinamica di potere che riduce progressivamente la possibilità di scegliere, lavorare, separarsi o costruire una vita indipendente.
Secondo i dati Istat del 2025, il 6,6% delle donne che hanno o hanno avuto una relazione di coppia dichiara di aver subito violenza economica da un partner o da un ex partner. Tra le donne che nel 2024 hanno iniziato un percorso presso un Centro antiviolenza, quasi quattro su dieci hanno riferito anche questa forma di abuso.
Che cos’è la violenza economica
La violenza economica si verifica quando una persona utilizza il denaro, il lavoro, i beni o l’accesso alle risorse per controllare il partner.
Può manifestarsi attraverso azioni evidenti, come sottrarre lo stipendio, ma anche mediante comportamenti progressivi e apparentemente giustificati dalla necessità di “gestire meglio” il bilancio familiare.
Tra i segnali più frequenti possono esserci:
- impedire al partner di conoscere il reddito o la situazione economica della famiglia;
- negare l’accesso al conto corrente, al bancomat o alla carta di credito;
- controllare ogni acquisto e chiedere spiegazioni per qualsiasi spesa;
- concedere somme insufficienti per le necessità quotidiane;
- appropriarsi dello stipendio, della pensione o di altri redditi;
- impedire di lavorare, studiare o frequentare corsi di formazione;
- ostacolare la ricerca di un impiego;
- costringere a lasciare il lavoro;
- intestare debiti, prestiti o contratti senza un consenso realmente libero;
- nascondere beni, investimenti o proprietà;
- non contribuire intenzionalmente alle spese familiari;
- minacciare di lasciare il partner senza denaro o senza casa;
- sottrarsi agli obblighi di mantenimento dopo la separazione.
L’Istat include tra le forme di violenza economica proprio l’impedimento di conoscere il reddito familiare, possedere strumenti di pagamento, utilizzare il proprio denaro e decidere liberamente come spenderlo.
Gestione condivisa o controllo?
In una relazione può essere del tutto normale dividere i compiti economici. Una persona può occuparsi prevalentemente dei pagamenti, mentre l’altra gestisce altri aspetti della vita familiare. La differenza è rappresentata dalla libertà e dalla trasparenza.
In una gestione equilibrata:
- entrambe le persone conoscono la situazione economica;
- le decisioni rilevanti vengono condivise;
- ciascuno può accedere alle risorse necessarie;
- le spese personali non devono essere continuamente giustificate;
- nessuno viene minacciato o punito attraverso il denaro;
- le scelte lavorative vengono discusse, non imposte.
Nella violenza economica, invece, il denaro diventa uno strumento per creare subordinazione. La persona controllata può essere trattata come incapace, irresponsabile o non meritevole di fiducia, anche quando contribuisce economicamente alla famiglia.
Come può iniziare
La violenza economica non compare sempre in modo improvviso. Può iniziare con richieste presentate come premurose:
«Lascia che pensi io a tutto.»
«Non hai bisogno di lavorare.»
«Ti conviene darmi lo stipendio, perché con il denaro non sei capace.»
Successivamente il controllo può aumentare. La persona perde gradualmente l’accesso ai conti, rinuncia al lavoro, interrompe gli studi o deve chiedere denaro anche per bisogni essenziali.
Questa progressione può rendere difficile riconoscere ciò che sta accadendo. Ogni singolo episodio può sembrare poco significativo, ma nel tempo si forma una condizione di dipendenza.
Perché è difficile accorgersene
La violenza economica può essere confusa con:
- attenzione verso il bilancio familiare;
- maggiore competenza finanziaria del partner;
- divisione tradizionale dei ruoli;
- protezione dalle difficoltà economiche;
- necessità temporanee legate alla nascita dei figli o alla disoccupazione.
Inoltre, parlare di denaro può suscitare vergogna. La persona può temere di essere giudicata perché non possiede un conto personale, perché ha firmato documenti senza comprenderli o perché dipende economicamente dal partner.
È importante ricordare che la responsabilità del controllo appartiene a chi lo esercita. Essersi fidati non rende responsabili dell’abuso subito.
Le conseguenze psicologiche
La violenza economica non produce soltanto difficoltà materiali. Può incidere profondamente sull’autostima, sulla capacità decisionale e sulla percezione di poter vivere autonomamente.
La persona può sperimentare:
- ansia;
- vergogna;
- paura del futuro;
- senso di impotenza;
- isolamento;
- perdita di fiducia nelle proprie capacità;
- difficoltà a prendere decisioni;
- depressione;
- dipendenza emotiva;
- timore di affrontare una separazione.
La continua necessità di chiedere denaro può trasmettere il messaggio di non essere adulti competenti o di non meritare autonomia.
In molti casi la violenza economica si accompagna a controllo psicologico, isolamento, svalutazione, minacce o aggressioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera infatti i comportamenti di controllo parte della violenza esercitata dal partner.
Il lavoro come strumento di autonomia
Impedire a una persona di lavorare è una delle forme più significative di violenza economica.
Il partner può:
- creare conflitti prima dei colloqui di lavoro;
- impedire di frequentare corsi;
- controllare gli spostamenti;
- telefonare continuamente durante l’orario lavorativo;
- rifiutarsi deliberatamente di collaborare nella cura dei figli;
- presentarsi sul luogo di lavoro;
- provocare assenze o ritardi;
- spingere la persona a dimettersi.
La perdita dell’occupazione aumenta la dipendenza economica e rende più difficile allontanarsi dalla relazione. Anche una persona formalmente occupata può però non essere autonoma, se non può utilizzare liberamente il proprio reddito.
Debiti e documenti firmati
La violenza economica può continuare a produrre effetti anche dopo la fine della relazione.
Può accadere che una persona scopra:
- prestiti intestati a proprio nome;
- carte di credito utilizzate dal partner;
- bollette o affitti non pagati;
- firme apposte su garanzie o finanziamenti;
- debiti fiscali;
- beni comuni venduti o trasferiti;
- conti svuotati prima della separazione.
Per questo è importante non firmare documenti non compresi pienamente e conservare copie di contratti, estratti conto, dichiarazioni dei redditi e comunicazioni rilevanti.
Quando si sospettano irregolarità, può essere necessario affiancare al supporto psicologico una consulenza legale, bancaria o fiscale.
La violenza economica dopo la separazione
La fine della relazione non interrompe necessariamente il controllo.
Un ex partner può utilizzare il denaro per continuare a esercitare potere, per esempio:
- non pagando il mantenimento;
- versandolo in modo irregolare;
- minacciando di togliere la casa o i figli;
- nascondendo redditi;
- prolungando intenzionalmente controversie;
- rifiutandosi di contribuire alle spese necessarie;
- utilizzando i figli per trasmettere richieste o pressioni.
In questi casi il conflitto economico non è sempre una semplice controversia tra ex partner. Può rappresentare la prosecuzione di una precedente dinamica di abuso.
Perché può essere difficile lasciare la relazione
Domandare a una persona «Perché non se ne va?» ignora spesso gli ostacoli concreti.
Allontanarsi può essere difficile quando non si dispone di:
- reddito;
- risparmi;
- documenti;
- accesso a un conto;
- abitazione alternativa;
- automobile o mezzi di trasporto;
- rete familiare;
- informazioni legali;
- possibilità di mantenere i figli.
La dipendenza economica non è quindi una semplice conseguenza della violenza: può essere uno dei principali strumenti utilizzati per impedire la separazione.
Alcuni segnali da non sottovalutare
Può essere utile interrogarsi quando:
- bisogna chiedere il permesso per ogni spesa;
- non si conoscono entrate, debiti o risparmi familiari;
- non si possiedono strumenti di pagamento personali;
- il partner controlla ricevute e movimenti bancari;
- vengono imposte rinunce lavorative;
- il proprio stipendio viene gestito esclusivamente dall’altro;
- si viene minacciati economicamente;
- si teme di non poter sopravvivere senza il partner;
- sono stati firmati documenti sotto pressione;
- il denaro viene usato come premio o punizione.
Un singolo comportamento deve essere valutato nel contesto. Quando però esiste un modello stabile di controllo e paura, è opportuno prendere la situazione sul serio.
Come proteggere gradualmente la propria autonomia
Ogni situazione è diversa e la sicurezza viene prima di tutto. In presenza di minacce o violenza fisica, alcune iniziative economiche potrebbero aumentare il rischio se scoperte dal partner. È quindi preferibile costruire un piano con professioniste esperte.
Quando è sicuro farlo, può essere utile:
- raccogliere informazioni sui conti e sui debiti;
- conservare copie dei documenti personali;
- conoscere i beni intestati alla coppia;
- controllare eventuali finanziamenti a proprio nome;
- creare un indirizzo e-mail protetto;
- modificare le password da un dispositivo sicuro;
- aprire un conto personale;
- mettere da parte piccole somme;
- individuare una persona fidata;
- informarsi sui servizi antiviolenza;
- chiedere consulenza legale.
Non è necessario compiere tutte queste azioni immediatamente. L’obiettivo è recuperare gradualmente informazioni e possibilità decisionali.
Come può aiutare il supporto psicologico
Un percorso psicologico può aiutare a:
- riconoscere la dinamica di controllo;
- distinguere il conflitto dall’abuso;
- ridurre vergogna e autocritica;
- recuperare fiducia nelle proprie capacità;
- affrontare la paura del cambiamento;
- rafforzare la capacità di porre limiti;
- ricostruire una rete di sostegno;
- elaborare le conseguenze della relazione;
- costruire un progetto di autonomia.
La psicologa non sostituisce i servizi legali o antiviolenza, ma può lavorare in rete con altre figure quando sono presenti rischi, problemi economici o necessità di protezione.
Come sostenere una persona che sta vivendo violenza economica
Quando una persona racconta di essere controllata economicamente, è importante evitare frasi come:
- «Perché glielo hai permesso?»
- «Bastava tenere separati i conti.»
- «Devi lasciarlo immediatamente.»
- «Sei stata ingenua.»
È più utile ascoltare, credere al racconto e domandare:
- «Come posso aiutarti concretamente?»
- «Hai accesso ai tuoi documenti?»
- «Ti senti al sicuro?»
- «Vuoi contattare insieme un servizio specializzato?»
Non bisogna prendere iniziative contro la volontà della persona, salvo situazioni di emergenza. Recuperare autonomia significa anche poter decidere tempi e modalità del proprio percorso.
Quando chiedere aiuto
Può essere opportuno rivolgersi a un servizio specializzato quando il partner:
- impedisce l’accesso al denaro;
- ostacola il lavoro;
- crea debiti;
- sottrae documenti;
- minaccia di lasciare senza risorse;
- controlla ogni spesa;
- utilizza il mantenimento come ricatto;
- associa il controllo economico a minacce, isolamento o aggressioni.
Il 1522 è un servizio pubblico gratuito, attivo 24 ore su 24, che offre ascolto e orientamento attraverso operatrici specializzate. È possibile telefonare oppure utilizzare la chat e l’app del servizio.
In caso di pericolo immediato, occorre contattare il 112.
Conclusioni
La violenza economica può essere difficile da riconoscere perché spesso si sviluppa all’interno delle normali decisioni quotidiane su lavoro, spese e gestione familiare.
Ciò che la distingue è l’uso del denaro come strumento di controllo.
Avere accesso alle risorse, conoscere la situazione economica e partecipare alle decisioni non sono privilegi concessi dal partner. Sono elementi fondamentali dell’autonomia personale.
Riconoscere la violenza economica può rappresentare il primo passo per uscire dall’isolamento, recuperare la capacità di scegliere e costruire relazioni basate sul rispetto e sulla reciprocità.
Il denaro viene utilizzato per controllare le tue scelte?
Un colloquio psicologico può aiutarti a comprendere la situazione, riconoscere le dinamiche di abuso e individuare, insieme ai servizi competenti, un percorso adeguato e sicuro.
Contattami per richiedere informazioni o prenotare una consulenza psicologica.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza psicologica, legale o finanziaria. In presenza di violenza o pericolo è opportuno rivolgersi ai servizi antiviolenza e alle autorità compete
